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Verona for Kids A cavallo di un fiume


Il nostro appuntamento è davanti alla più grande chiesa di Verona, Santa Anastasia. In realtà la chiesa che vediamo oggi, la cui costruzione iniziò intorno al 1290 e andò avanti fino al 1400, era dedicata a San Pietro martire (compatrono della nostra città insieme a San Zeno) vissuto al tempo di San Francesco d’Assisi, Sant’Antonio da Padova e San Domenico. Il nome “Santa Anastasia” deriva dal fatto che nello stesso luogo sembra si trovasse una primitiva chiesa, eretta dai longobardi, intitolata ad Anastasia, Vergine martire morta nel 304 d.C. durante le persecuzioni di Diocleziano.



Gli Scaligeri, signori della città tra il 1200 e il 1300, ebbero un ruolo fondamentale nella costruzione di questo edificio religioso, la cui facciata però non venne mai terminata: come potrai notare, c’è molta differenza tra il portale con due porte “gemelle”, abbellito da bassorilievi, affreschi, marmi e il resto delle superfici in semplici mattoni di cotto.

Entriamo insieme e scorriamo con lo sguardo l’interno elegante e prezioso, costruito su uno schema detto “a croce latina”: le tre navate, una maggiore centrale e due laterali, sono separate da altissime colonne in marmo rosso di Verona... Ma è già arrivato il momento di fare la conoscenza dei due pazienti signori che hanno curvato la loro schiena, per secoli, sotto il peso delle acquasantiere.

Le due cariatidi, dette familiarmente “gobbi”, sorreggono ognuna il proprio bacile dell’acqua santa in corrispondenza delle prime due colonne. L’autore di quella a sinistra sembra essere stato Gabriele Caliari (padre del famosissimo pittore Paolo, detto “il Veronese”); quella a destra ha invece un simpatico nome, Pasquino, perchè venne collocata in chiesa nella Pasqua del 1591. Nella tradizione popolare questi due “gobbi” simboleggiano lo sforzo sostenuto dalla povera gente per pagare le spese della costruzione della chiesa... toccare la loro gobba, si dice, porta fortuna!



Un altro elemento decorativo davvero bello è il pavimento. E’formato dall’accostamento di marmi che alternano tre colori con un profondo valore simbolico: il nero e il bianco, insieme, rappresentano la veste dei frati domenicani, mentre il rosso ricorda il martirio di San Pietro. Seguendo con lo sguardo questi colori intensi fino alla fine della navata centrale,incontreremo uno stupendo rosone al centro del quale splende l’emblema dell’ordine domenicano.

Santa Anastasia è sempre stata una chiesa importante e frequentata, quindi un luogo ambito da molte grandi famiglie in Verona, che desideravano costruire al suo interno il proprio piccolo “santuario”, cioè una tomba monumentale arricchita di sculture e dipinti.

Osservando intorno a te, noterai che lungo i lati della chiesa e nelle absidi si affacciano altari e si aprono cappelle dedicate ad illustri personaggi: soffermiamoci allora ad ammirare tre meraviglie, unite dal tema comune del cavallo con il suo cavaliere, che fanno parte di tre diversi monumenti.

1. L’affresco con i Santi Giorgio, Martino e Giacomo che presentano tre membri della famiglia Cavalli alla Vergine assisa in trono con il Bambino, che si trova sulla parete destra della prima abside minore a destra dell’altare, nella cappella Cavalli. L’autore di questo dipinto è il pittore Altichiero, ritenuto uno dei più importanti artisti della seconda metà del 1300. L’immagine, ricchissima di particolari, mostra uno scenografico edificio (che richiama l’architettura delle Arche Scaligere)e i Santi che presentano i cavalieri (appartenenti alla famiglia Cavalli) alla Vergine Maria. Sulle spalle e sulla schiena, i guerrieri inginocchiati portano il loro emblema: un cavallo rampante che spicca sullo sfondo rosso, lo stesso che si vede anche negli scudi e sulle guglie del loggiato dietro di loro.



2. Accanto, alzando lo sguardo sopra all’ingresso della cappella Pellegrini, fermiamoci per assistere al “racconto” della leggenda di San Giorgio e il drago, attraverso l’affresco del Pisanello. Il dipinto fu eseguito tra il 1433 e il 1438, quando il pittore aveva raggiunto una grande padronanza della sua arte. Purtroppo, nonostante il recente restauro, alcune parti sono state cancellate dall’acqua piovana che nei secoli scorsi filtrava dal tetto.

Restano comunque visibili i personaggi, gli animali e lo scenario che raccontano in modo fiabesco la storia di San Giorgio, che ha origine nel 1200. Nel dipinto il cavaliere, che deve liberare la città e salvare la principessa dal drago, si appresta a salire sul suo destriero lanciando un ultimo sguardo, malinconico e fiero, al suo grande avversario – il male – impersonato dall’enorme animale fantastico (a sinistra) che si ciba delle sue vittime.

Cerca di cogliere tutta la bellezza di questo dipinto, immergendoti nell’atmosfera di attesa che il pittore crea descrivendo minuziosamente il mondo ricco e nobile dei cavalieri medievali, per poi rendercelo familiare disegnando tanti animali in modo così accurato da farli sembrare veri.



3. Sulla parete sinistra del presbiterio, si apre infine il “sipario” su un altro cavaliere: Cortesia Serego. Cortesia morì in battaglia nel 1386, quand’era al comando delle truppe di Antonio della Scala. La sua statua sembra immortalarlo negli ultimi istanti di vita, in sella al suo destriero e con la spada in mano. Due armigeri lo “presentano” scostando dei drappi (di marmo!) mentre, in alto, l’Arcangelo Michele lo protegge sguainando la spada, “guerriero” celeste come Cortesia lo era in terra. L’autore della scultura fu il toscano Pietro di Niccolò Lamberti, le pitture sono opera di Michele Giambono.

Dopo aver ammirato questo “aspetto cavalleresco” di Santa Anastasia, continuiamo il nostro itinerario uscendo dalla chiesa: ci dirigiamo a destra, percorriamo via Massalongo e via Duomo, per raggiungere il Duomo di Verona. Dedicata a Santa Maria Matricolare, la Cattedrale è parte di un complesso di edifici: San Giovanni in Fonte (il Battistero), Sant’Elena (dove si possono vedere i resti della prima basilica paleocristiana), il Chiostro dei Canonici, la Biblioteca Capitolare (ricchissima di codici e testi antichi e con annessa pinacoteca), il Vescovado.

Il luogo in cui sorge, è quello che fu identificato già nel IV secolo come centro principale della cristianità veronese, ma la costruzione della Cattedrale vera e propria iniziò nell’VIII secolo; il nuovo Duomo verrà riedificato intorno al 1120, dopo un terribile terremoto, e consacrato da Papa Urbano III il 13 settembre 1187.

Quello che vogliamo guardare con attenzione e curiosità, oggi, sono le decorazioni scultoree delle facciate, opera di due artisti che hanno lasciato la propria “firma” sul loro lavoro: il primo fu Pelegrinus (il suo nome compare su un archivolto conservato al Museo di Castelvecchio), il quale fu anche l’architetto della Cattedrale.

Osserva con noi il protiro sud (quella specie di baldacchino di marmo che sovrasta la porta laterale) e vedrai personaggi bizzarri, animali reali e fantastici che si accalcano nella pietra: ognuno ha un preciso significato, tutti insieme partecipano al “racconto” della casa di Dio. Guarda ad esempio il leone. Si trova sulla mensola a destra: è incatenato, con le fauci spalancate, simbolo del male che vuole divorare gli uomini. Un cane, emblema di fedeltà e lealtà, lo morde e lo scaccia.



Il secondo scultore fu Nicolaus, e a lui si deve l’imponente protiro che sovrasta l’ingresso principale. Delle colonne tortili sorreggono il grande arco a tutto sesto, poggiando su due temibili grifi. Le porte hanno un significato molto profondo in queste antiche cattedrali, perchè simboleggiano la conversione, il passaggio tra due mondi: i feroci guardiani consentono l’ingresso solo ai meritevoli. L’ingresso è custodito anche da due famosi paladini: Orlando e Uliviero... riesci a vederli (dietro alle colonne!)? Ai lati del portale, sugli stipiti, sono raffigurati anche dieci silenziosi profeti: se ti avvicini ti sentirai osservato dai loro occhi penetranti... vuoi chiamarli per nome? A destra troverai Gioele, Michea, Zaccaria, Aggeo, Abacuc; a sinistra Malachia, Salomone, Baruc, Isaia e Daniele. Ora però congediamoci dai nostri “antichi” amici e proseguiamo il nostro cammino... naturalmente se vuoi vedere la Cattedrale al suo interno, non possiamo darti torto: è ricchissima di dipinti e opere d’arte, anche se il suo aspetto originale è stato un po’ cambiato nel tempo.

Vuoi fare una passeggiata all’aperto? Allora seguici lungo il fianco sud della chiesa e raggiungici nella silenziosa piazza del Vescovado, che un tempo era abbellita da un lussureggiante giardino.

Passando oltre, attraversata piazzetta Broilo, gira a sinistra: sei finalmente arrivato all’Adige! Per attraversarlo utilizzerai il ponte più antico della città: Ponte Pietra.



E’uno dei due ponti della Verona romana (l’altro, il ponte Postumio, che non esiste più, sorgeva in corrispondenza dell’abside di Santa Anastasia, in prosecuzione della via Postumia). Edificato nel I sec. a. C., è chiamato così dalla denominazione con cui era conosciuto in epoca medievale (pons lapideus = ponte di pietra). Nel corso dei secoli fu oggetto di continui rifacimenti, che permisero la sua conservazione e il suo utilizzo. Alla fine della seconda guerra mondiale fu fatto esplodere dalle truppe tedesche in ritirata, ma fu ricostruito pochi anni dopo, così come lo vedi ora, utilizzando il materiale originale. Prima di attraversare il fiume per esplorare la sponda sinistra, ti invitiamo, però, a dare uno sguardo d’insieme al colle di San Pietro.

E’ qui che scelsero di insediarsi i più antichi abitanti di Verona, in epoca preistorica: il luogo era molto favorevole, perché si poteva difendere con facilità e perché la pianura sottostante poteva essere raggiunta agevolmente attraverso un guado. Ponte Pietra è un buon punto di osservazione verso il colle: da lì, spostando Io sguardo dal basso all’alto, potrai “leggere” diverse fasi della storia di Verona, attraverso venti secoli. Cominciamo dall’epoca romana.



Lungo il fiume, proprio davanti a te, si ergono ancora cinque arcate che facevano parte del muro costruito per contenere le piene dell’Adige; poco più in alto puoi osservare i resti del teatro di cui ti parleremo ancora tra poco. Il grande edificio che vedi sopra il teatro risale invece ad un’epoca successiva: è l’antico convento di San Gerolamo. Ancora più in alto, sulla sommità del colle, si trova la caserma costruita dagli Austriaci nella prima metà dell’ Ottocento.

Per raggiungere tutto quello che hai visto da qui e scoprirne i segreti, attraversa il ponte. Se però, prima di proseguire, vuoi dedicare ancora qualche minuto a ponte Pietra e osservarlo nel suo insieme, volta a sinistra e avviati verso la Chiesa San Giorgio. Iniziata a metà del Quattrocento, è a una navata con cappelle laterali. Tra i numerosi quadri contenuti al suo interno – il grande poeta tedesco Goethe definì questa chiesa “una galleria di buoni dipinti”-, puoi soffermarti ad ammirare uno dei capolavori di Paolo Veronese, il Martirio di San Giorgio, che si trova nell’abside.

Più vicino al ponte, sull’altro lato della strada, non ti sarà sfuggita una chiesa più piccola ma altrettanto bella: Santo Stefano. Edificata a più riprese tra il VI e il XIV secolo, la chiesa conserva un aspetto prevalentemente romanico. La facciata, pur essendo molto semplice, è resa elegante dall’accostamento della pietra bianca con i mattoni rossi di terracotta. Al suo interno è decorata con dipinti e affreschi di famosi pittori veronesi.



Dal lungadige anche il ponte Pietra ti apparirà nel suo aspetto “bicolore” - se lo vedi al tramonto, in una giornata di sole, è ancora più suggestivo. Le due arcate di calcare bianco sono di epoca romana (nota la finestra posta tra le due arcate, che favorisce il deflusso delle acque quando l’Adige è in piena), le altre tre, in mattoni, risalgono al 1520 (le due centrali) e alla fine del Duecento. Adesso puoi ritornare al ponte e proseguire lungo la riva sinistra del fiume.

Pochi metri ti separano da uno dei più interessanti monumenti di Verona: il Teatro Romano. E’uno dei più importanti teatri romani dell’Italia settentrionale. Costruito nel I sec. a. C., dal decimo secolo le sue rovine furono ricoperte da edifici di vario tipo. Verso la fine del Settecento cominciò una serie di lavori per riportare alla luce il complesso teatrale. Dell’antico edificio puoi vedere buona parte della cavea (la gradinata), l’orchestra (il semicerchio che sta ai piedi della gradinata) parte della scena (il palcoscenico) e dei parasceni (che corrispondono alle “quinte” dei moderni palcoscenici). Sopra l’ultima gradinata, a sinistra, osserva la fila di archetti, che facevano parte di una loggia.



Entra almeno qualche minuto, divertiti a salire e a scendere per la gradinata (cavea) su cui sedevano, in epoca romana, gli spettatori. Il teatro di Verona era bellissimo e molto frequentato. Sul palco si svolgevano soprattutto commedie, tragedie e farse.

Poco lontano sorgeva anche un teatro più piccolo, probabilmente coperto, per le audizioni musicali: l’odeon. Al teatro romano, durante l’estate, si rappresentano ancora oggi spettacoli molto suggestivi: se sei a Verona in luglio o in agosto forse ti piacerà assistere a una divertente commedia di Carlo Goldoni, a un dramma di Shakespeare, a un concerto di musica jazz o a un balletto. E’ una esperienza molto emozionante sedere dove prendevano posto i veronesi di duemila anni fa, grandi appassionati, come tutti gli abitanti dello stato romano, di spettacoli.

Prima di uscire da questo luogo, forse ti interesserà conoscere qualcosa degli edifici che sorgono intorno alla cavea. La chiesetta che vedi sulla destra, dedicata ai santi Siro e Libera, risale al decimo secolo; il grande edificio alle spalle del teatro è, come abbiamo visto, l’antico convento di San Gerolamo. Venne costruito alla fine del Quattrocento. I monaci che lo abitavano erano famosi per le medicine che producevano e che distribuivano gratuitamente ai malati, ma anche per i profumi e per i liquori.



Se non sei ancora stanco, entra nel convento: potrai visitare le celle, il refettorio, i piccoli chiostri, la cappella e respirare l’atmosfera raccolta e tranquilla in cui vivevano i monaci. Dalle piccole finestre vedrai un meraviglioso panorama. Deciditi ad entrare perché, oltre a tutto questo, ti aspetta anche una sorpresa! Se raggiungi, attraverso le scale o l’ascensore, l’interno del convento, ti accorgerai che nelle diverse stanze sono esposti mosaici, statue, bronzi, oggetti di vario tipo: il convento di San Gerolamo è, infatti, la sede del Museo Archeologico di Verona.

Aggirati per le sale e fermati ad osservare quello che ti interessa di più... Inoltre dal cuore del Museo partono delle meravigliose passeggiate nel verde che sono state recentemente riaperte.

Usciti dal Museo e dal teatro, giriamo a destra per tornare alcuni passi indietro: subito dopo alla farmacia giriamo di nuovo a destra e ci “arrampichiamo” per una ripida scalinata che s’insinua in mezzo ad alcune splendide casette.



Pochi minuti bastano per raggiungere Castel San Pietro . Questo imponente ed austero edificio è in realtà una caserma austriaca ottocentesca, costruita laddove sorgeva un castello visconteo. Dal piazzale antistante si può godere di una visione completa del centro cittadino: soprattutto è affascinante vedere il fiume Adige che si fa strada con le sue curve morbide attraverso i vecchi quartieri di Verona. Adesso, però, è arrivato il momento di lasciarsi un po’ andare!

Gira intorno alla vecchia caserma e sali verso le mura che, per secoli, hanno difeso la città su questo versante. Il sentiero che le costeggia, in mezzo al verde, si chiama via San Zeno in Monte e, come vedrai, è molto adatto per una bella corsa o una passeggiata rilassante.

Dieci minuti e si arriva ad un grande complesso di edifici, l’Istituto don Calabria, che si affaccia su un altro spettacolare “balcone” sulla città: ti consigliamo di fermarti qualche minuto, la visuale da qui è davvero straordinaria. Scendendo per via Scala Santa, ti proponiamo ora di venire a scoprire un altro luogo molto particolare: un “giardino-museo”. Si tratta del giardino Giusti. Annesso al Palazzo Giusti, risale al XVI secolo. Originariamente ospitava circa quaranta iscrizioni latine, sistemate tra il verde.



E’ uno dei pochi esempi ancora esistenti dei giardini “arredati” da piante rare, fontane, sculture, epigrafi, che furono realizzati in epoca rinascimentale. Ti piace l’idea di raccogliere e custodire statue ed epigrafi all’aperto, tra il verde, invece che in un museo? A noi sembra geniale!

Divertiti a correre attraverso le stradine, nasconditi dietro le siepi e, intanto, ammira gli scorci e le vedute che si aprono davanti a te. Dai uno sguardo anche ai cipressi, piantati nel 1946, allo stesso posto di quelli originari, che erano stati distrutti durante la guerra. Ti accorgerai che la parte bassa del giardino (“all’italiana”) è molto diversa da quella alta (“all’inglese”). Sapresti spiegare le caratteristiche diverse di questi due tipi di giardino? E con questo “indovinello” che un grande osservatore come te non mancherà di commentare ampiamente...ti diamo appuntamento per una nuova giornata insieme a Verona, tra cultura, paesaggio e arte, ma anche ristoranti, bar e vetrine!

A presto!



( Fonte testo ed immagini Comune di Verona )




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